Diritti

I bisogni fondamentali delle donne e degli uomini come diritti indivisibili ed effettivamente esigibili; assunzione della “quota capitaria” come “programmazione finanziaria strategica”

Etica

Promozione dell’economia civile produttiva e responsabilità pubblica verso i beni comuni; assunzione dei parametri degli Indici di Sviluppo Umano

Lavoro

Dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, come forza creativa e creatrice di benessere, emancipazione e libertà

Ambiente

Sostenibilità dello sviluppo e valorizzazione delle energie rinnovabili e del capitale sociale umano, animale e naturale

Partecipazione

Nuova consapevolezza della responsabilità politica delle persone e delle comunità verso i beni comuni, la libertà e la democrazia

Differenza

La consapevolezza della differenza per imparare dall’altra e dall’altro. Per superare l'ingiustizia ed il conformismo della parità formale.

Pace

La pace scelta come condizione irrinunciabile ed indispensabile del confronto e del conflitto. Per sconfiggere ogni violenza nel promuovere il cambiamento con le parole ed i comportamenti.

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L'ECONOMIA È CURA di Ina Praetorius, edizione italiana a cura di Adriana Maestro per la IOD edizioni

 

 
Oggi il tema della cura è diventato un tema molto frequentato, grazie soprattutto a una parte del pensiero femminista che ci ha lavorato assiduamente in questi anni, ponendolo al centro delle proprie riflessioni. Si parla ormai abbastanza comunemente di cura, di lavori di cura, dell’economia della cura, anche con tutte le trappole che questi termini e questi temi comportano. La proposta che qui però la Praetorius chiaramente ci fa è di considerare la cura come il centro stesso, l’oggetto precipuo dell’economia e non come un settore specifico di essa che chiede riconoscimento senza, con questo, mettere sostanzialmente in discussione il concetto di economia come oggi viene comunemente accettato.   

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Giovedì, 21 Luglio 2016 15:57

Imprese agro-sociali. Ecco i nuovi manager

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Hanno ricevuto il mandato. Sono i primi a partire, quasi missionari, verso i confini di quella storia che non sa più fermarsi a leggere se stessa. La sfida Ë grande anche se nasce dal piccolo salone delle conferenze del Dipartimento di Diritto, Economia, Management e Metodi quantitativi dell'Università delSannio. Eccolo il primo esercito di manager delle imprese agro-sociali e delle reti territoriali. In 16 hanno concluso il primo Master <<Miart>> promosso da Unisannio e dal consorzio ´Mediterraneo Sociale. Non era mai capitato prima, sottolinea il presidente del consorzio, Salvatore Esposito, che in un Dipartimento universitario di Economia si affermasse che l'Homo Economicus sia da considerare un ferro vecchio. In questi mesi Unisannio si è trasformata in incubatore di economia sociale e rivoluzionaria proprio con il Master coordinato dal direttore di Dipartimento Giuseppe Marotta, con l'organizzazione scientifica affidata a Concetta Nazzaro e quella organizzativa ad Adriana Maestro. L'agricoltura sociale, inclusiva e solidale - ripete Esposito - irrompe in una società in cui la solidarietà è affidata a un terzo settore ormai ripetitivo e spesso organizzato secondo schemi clientelari. Non potrebbe sopportare una rivoluzione che ribalti il concetto di crescita illimitata e ne denunci l'insostenibilità>>.
Potranno farlo questi 16 nuovi manager? Avranno innanzitutto il sostegno di chi li ha partoriti, a partire dal contributo per la start-up che si preparano a programmare. Ma, durante gli stessi corsi, sono state già avviate, a Castelvenere, nuove imprese territoriali per lo sviluppo del turismo sociale. Due aziende, inoltre, si sono trasformate in fattorie sociali. L'agricoltura ora comincia a essere vista da un angolo di prospettiva diversa. La Coldiretti ci vuole stare fino in fondo. Lo ribadisce il vice direttore Antonio Pinto (<<Ci impegniamo a supportare le esperienze di agricoltura sociale e inclusiva, con senso di responsabilità nei confronti delle categorie svantaggiate>>). E il coordinatore di AgriSrnart, il centro studi di Coldiretti, Antonio Falessi, annuncia il progetto di sperimentazione su cinque casi individuati per ogni provincia campana nel settore dell'agricoltura sociale e nell'ambito della misura 16 del Psr. 

Insomma ecco il fischio d'inizio, an≠ che se il campetto è quello di provincia, di una partita tra la visione di un rapporto diverso con il pianeta e l'inossidabile corazzata del consumo a oltranza. La distribuzione dei diplomi, a fine Master, è stato davvero l'urlo dei giocatori, impegnati in una gara decisiva ma straordinariamente difficile, che cercano di darsi forza per affrontare la sfida. Il pubblico dei tifosi,dopo un primo tiepido approccio, inizia a sostenerli.
Saranno imprenditori coraggiosi in un campo problematico, dovranno rendere <<sociale>> la terra, operare in se stessi e nella società una riconversione culturale, rendere i processi di integrazione e di inclusione una risorsa produttiva e non un gesto di solidarietà passiva. Tra i diplomati anche due giovani albanesi. Torneranno in patria con la <<benedizione>> di Mediterraneo sociale che ha previsto due borse-lavoro di 250 euro mensili (inAlbania uno stipendio dignitoso è di 350 euro) per l'implementazione di progetti pilota, una impresa per la coltivazione biologica di pomodoro da trasformare in salsa, e un allevamento di lumache. Il ponte con l’Albania lo racconta suor Camilla Maenza, direttrice della Caritas del posto: <<Vogliamo essere ambiziosi, guardiamo avanti, sia nella produzione utile al nostro territorio che nella formazione a un nuovo concetto della terra>>. La suora missionaria apre così le braccia ai nuovi missionari dell'economia.
<<Sono caduti ormai i paradigmi economici e sociali - precisa, nel confermare la bontà e l'innovazione del Master, il coordinatore Giuseppe Marotta. Dal mercato dei fallimenti alla scommessa del welfare di comunità. Eccoci pronti a vivere questa intensa stagione di cambiamenti. Grazie all'intuizione di'"Mediterraneo sociale" siamo partiti prima degli altri. L'agricoltura sociale saprà riformare l'attuale cultura e realizzare valore nella novità. E quella più importante è naturalmente il coraggio di fare rete>>.
Il coraggio appunto. Università e Consorzio sono stati imprenditori di coraggio lanciando adesso sul terreno imprenditori coraggiosi. Ma la vera scommessa è trasformare il coraggio di una nuova economia nell’economia del coraggio da spendere nel difficile percorso del cambiamento globale. <<La situazione del pianeta è seria - è la diagnosi di Gianfranco Nappi di “Città della scienza" -. Ci stiamo giocando il rapporto cibo-corpo (il più è prodotto da laboratori chimici) ma più in generale il rapporto con la naturara che non sta più funzionando e il sistema non redistribuisce più>>. Scienza e innovazione potranno presentarsi oggi con un volto più umano?
<<ll 60% di quello che troviamo al supermercato - afferma desolato Nappi - è frutto di poche strutture che pianificano lo sviluppo con innovazioni che servono chiaramente a creare ritorni economici. Insomma una innovazione capovolta. Dobbiamo ridarle la sua origine, cioè chiedere al contadino, per esempio, quale sia il suo problema cercare coll’innovazione applicata di risolverlo>>.
Il Master <<Miart>>, che ha come partner il Politecnico di Milano, l'Università di Verona, Coldiretti e Città della
Scienza, ha saputo rendere operativo il legame profondo tra Università del Sannio e territorio, in un settore strategico come l'agricoltura e l'ambiente. Presto, sulla scia di questa esperienza, i tre dipartimenti universitari presenteranno il progetto di corsi di studio sui temi dell'agroalimentare e della difesa del suolo. La terra è dono e conquista, domanda e risposta, l'attesa del seme, ma anche l'organizzazione dei frutti. Ecco l'asset integrato di uno sviluppo diverso. Chi crede nel Big Bang e chi nella mano del Padreterno, insieme dovranno lavorare
per la salvaguardia del creato. Il che vuole dire non solo difendere e rendere produttiva la terra ma anche sostenibili i rapporti tra le persone, scegliendo l'eroismo della lentezza e del discernimento contro i fuochi d'artifÏcio di un presente eccitato. La denuncia e il progetto insieme. Come seppero fare i due personaggi ai quali Esposito ha dedicato il successo del Master, Manlio Rossi Doria e don Tonino Bello.

Articolo pubblicato su "Il Mattino" di Benevento in data 21/07/2016

Lettera aperta di Salvatore Esposito a Lucio Pignalosa

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